{"id":36,"date":"2013-08-08T09:59:25","date_gmt":"2013-08-08T07:59:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/?p=36"},"modified":"2013-08-08T10:14:03","modified_gmt":"2013-08-08T08:14:03","slug":"la-lezione-di-giorgio-ambrosoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/?p=36","title":{"rendered":"La lezione di Giorgio Ambrosoli"},"content":{"rendered":"<p>Giorgio Ambrosoli venne assassinato a Milano con tre colpi di rivoltella sparati da un sicario di Cosa Nostra americana, William Joseph Aric\u00f2, giunto appositamente dagli Stati Uniti, su mandato di Michele Sindona, il finanziere siciliano affiliato alla \u201cfamiglia Gambino\u201d e legato alla P2, nonch\u00e9 proprietario di quella Banca Privata Italiana ( nella quale erano confluite la Banca Unione e la Banca Privata Finanziaria) della quale l\u2019avvocato Ambrosoli nel settembre 1974 era stato nominato dal governatore della Banca d\u2019Italia Guido Carli commissario liquidatore.<!--more--><\/p>\n<p>Dopo aver ricevuto il mandato l\u2019avvocato Ambrosoli aveva assunto il controllo della Banca Privata Italiana, messa in liquidazione coatta su sentenza della magistratura di Milano, e si era precipitato a raccogliere e ad esaminare una marea di documentazione, sarebbero occorse almeno trenta persone, ma lui era solo, e aveva una gran fretta, sapeva di ingaggiare una corsa contro il tempo.<\/p>\n<p>Ben presto individu\u00f2 la trama delle articolatissime operazioni che Sindona aveva intessuto, gli scandali finanziari in cui aveva trascinato i suoi istituti di credito, inquadr\u00f2 personaggi come Roberto Calvi e le operazioni illegali in cui era coinvolto Sindona, l\u2019uomo che fino a poco tempo prima era considerato dalle due sponde dell\u2019Atlantico uno dei pi\u00f9 geniali uomini d\u2019affari del mondo. Ambrosoli scopr\u00ec che la societ\u00e0 di controllo \u201cFasco\u201d era l\u2019interfaccia fra le attivit\u00e0 palesi e quelle occulte. Con le sue indagini penetra sempre pi\u00f9 in un magma fatto di intrecci tra mafia, politica, affari illeciti, riciclaggio, finanza corrotta, massoneria deviata. Emergono non solo le gravi irregolarit\u00e0 commesse dalla banca e le falsit\u00e0 delle scritture contabili, ma anche rivelazioni di tradimenti e connivenze di pubblici ufficiali con il mondo della finanza di Sindona e di Cosa Nostra.<\/p>\n<p>Fin dalle prime settimane del suo mandato Ambrosoli inizi\u00f2 a ricevere \u201cconsigli\u201d non richiesti, quindi inviti alla moderazione e tentativi di corruzione. Ma lui prosegue imperterrito, anzi sempre pi\u00f9 motivato nella sua azione. Certi ambienti gli chiedono di salvare Michele Sindona, e lo invitano ad avallare documenti che comproverebbero la buona fede del banchiere siciliano. Ma lui conferma la necessit\u00e0 di liquidare la banca e di riconoscere le gravi responsabilit\u00e0 penali di Sindona. Se Ambrosoli si fosse fatto convincere lo Stato Italiano, tramite la Banca d\u2019Italia, sarebbe stato costretto a sanare gli ingentissimi scoperti dell\u2019istituto di credito e Sindona avrebbe avrebbe evitato ogni coinvolgimento sia penale che civile.<\/p>\n<p>Quindi alle pressioni si aggiungono le minacce esplicite, sempre pi\u00f9 incalzanti, mirate, provenienti dagli ambienti che ruotano attorno a Sindona, ma anche da una parte del mondo politico e dalla loggia massonica \u201cPropaganda 2\u201d di Licio Gelli. Una lotta impari durata cinque anni. Persino il suo stesso assassino lo chiamer\u00e0 direttamente al telefono annunciandogli la sua morte.<\/p>\n<p>Le pressioni sono fortissime, l\u2019isolamento pure, ma Giorgio Ambrosoli non recede di un millimetro. Lui, nato a Milano nel 1933, da una famiglia permeata da un\u2019educazione basata su una profonda fede cattolica, ha interiorizzato profondamente proprio quei valori e quei doveri morali che per un cristiano sono impegni di vita quotidiana, quindi non solo non non si lascia intimorire ma coniuga il mandato ricevuto da Carli con la concezione profondamente cattolica dello spendersi in prima persona, di condurre fino in fondo la \u201cbuona battaglia\u201d per dirla Secondo San Paolo. E\u2019 un avvocato serio, intransigente, di \u201cbrutto carattere\u201d come dicevano quelli che non riuscivano a comprarlo. E\u2019 un uomo per bene impegnato nel fare onestamente il suo lavoro.<\/p>\n<p>A quarant\u2019anni si trova a fare politica nell\u2019accezione pi\u00f9 alta e pi\u00f9 nobile: non per un partito ma in nome e per conto dello Stato italiano. Ha piena coscienza degli enormi rischi ai quali va incontro, sa che la sua vita \u00e8 appesa a un filo. La bellissima lettera che nel 1975 indirizza alla moglie ha il tono alto, il distacco etico dei condannati a morte della Resistenza.<\/p>\n<p>\u201c Anna carissima, qualunque cosa succeda, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi,verso la famiglia e nel senso trascendente che io ho verso il paese, si chiami Italia si chiami Europa. Riuscirai benissimo ne sono certo perch\u00e8 tu sei molto brava e perch\u00e8 i tre ragazzi sono uno meglio dell\u2019altro. Sar\u00e0 per te una vita dura ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai sempre il tuo dovere\u201d.<\/p>\n<p>Ambrosoli quindi viene lasciato solo. Volutamente. Pi\u00f9 va a fondo pi\u00f9 aumenta l\u2019aria rarefatta attorno a lui. Politicamente pu\u00f2 contare esclusivamente su Ugo La Malfa, professionalmente sul maresciallo della Guardia di Finanza Silvio Novembre, il quale gli fa da scorta, da assistente, da aiutante. Il sottufficiale di fronte all\u2019evidenza e alla concretezza delle minacce di morte e del pericolo incombente chiede insistentemente che all\u2019avvocato Ambrosoli venga accordata una vera protezione da parte dello Stato, ma non ricever\u00e0 mai alcuna risposta.<\/p>\n<p>Giovanni Falcone sosteneva che: \u201c La mafia uccide i servitori dello Stato che lo Stato abbandona\u201d.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la mafia prima delegittima, poi isola, quindi uccide. E nella storia di Ambrosoli troviamo tutte queste tre condizioni.<\/p>\n<p>Giorgio Ambrosoli venne abbandonato, isolato, lasciato solo a combattere contro la pi\u00f9 potente e ramificata organizzazione criminale. Quella mafia che in quegli anni non veniva neppure riconosciuta nei tribunali come un\u2019associazione criminale organizzata ( bisogner\u00e0 arrivare al 1986, al 1\u00b0 maxi- processo di Palermo per certificare \u201cl\u2019organizzazione mafiosa unitaria e verticistica\u201d ) quella piovra in stretti rapporti con certa parte del mondo affaristico-poltico, che si configura e si identifica come \u201cStato-ombra\u201d. La cui principale finalit\u00e0 \u00e8 la ricerca del guadagno, attraverso il percorso potere-profitto, quindi acquisizione della gestione, o del controllo, di attivit\u00e0 economiche.<\/p>\n<p>Nella vita e nell\u2019impegno di Ambrosoli troviamo inequivocabili similitudini con la vita, l\u2019impegno e persino la stessa solitudine istituzionale, di personaggi che, purtroppo, ne condivideranno la sorte, dal commissario Boris Giuliano, che non a caso, verr\u00e0 ucciso proprio nello stesso periodo e dagli stessi mandanti, a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Li accomuna la stessa volont\u00e0 di fare onestamente il proprio dovere di servitori dello Stato, di capire, di comprendere la dimensione dell\u2019anti-Stato, le sue ramificazioni, la stessa risolutezza nel voler andare avanti. Costi quel che costi, anche la vita.<\/p>\n<p>Giorgio Ambrosoli con il suo impegno e il suo sacrificio ci ha dimostrato che \u00e8 assolutamente possibile combattere la pi\u00f9 potente organizzazione criminale che pu\u00f2 vantare un\u2019attivit\u00e0 che si protrae da oltre un secolo e mezzo. Tutti coloro che sono caduti sul fronte della legalit\u00e0 hanno raccolto il suo stesso testimone. Ma \u00e8 dovere di noi tutti impegnarsi concretamente perch\u00e9 non vi siano pi\u00f9 eroi isolati. Di eroi veri ce ne sono pochi in giro, di eroi borghesi pochissimi. Non ci devono pi\u00f9 essere eroi isolati a combattere le mafie, ma sempre pi\u00f9 cittadini consapevoli del proprio insostituibile ruolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Giorgio Ambrosoli venne assassinato a Milano con tre colpi di rivoltella sparati da un sicario di Cosa Nostra americana, William Joseph Aric\u00f2, giunto appositamente dagli <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/?p=36\" title=\"La lezione di Giorgio Ambrosoli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":3,"featured_media":37,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true},"categories":[4],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.10 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La 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