{"id":956,"date":"2026-04-04T16:57:22","date_gmt":"2026-04-04T14:57:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/?p=956"},"modified":"2026-04-04T16:57:22","modified_gmt":"2026-04-04T14:57:22","slug":"i-giardini-dei-giusti-nel-mondo-e-la-pluralita-rappresentabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/?p=956","title":{"rendered":"I Giardini dei Giusti nel mondo e la pluralit\u00e0 rappresentabile"},"content":{"rendered":"<div class=\"blocco testoArticolo nienteSopra\">\n<p><a href=\"https:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Immagine-per-i-Giardini-dei-Giusti.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-957 alignleft\" src=\"https:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Immagine-per-i-Giardini-dei-Giusti.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"533\" srcset=\"https:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Immagine-per-i-Giardini-dei-Giusti.jpg 800w, https:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Immagine-per-i-Giardini-dei-Giusti-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.centroculturalegiorgioambrosoli.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Immagine-per-i-Giardini-dei-Giusti-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a>Cosa hanno davvero in comune i Giardini dei Giusti di Gariwo?<\/p>\n<p>Se guardiamo alla composizione della rete internazionale forse a prima vista sembra molto poco.<\/p>\n<p>Sono diversi i luoghi, dalle citt\u00e0 segnate dalla memoria del Novecento ai territori attraversati da pi\u00f9 recenti guerre e disumanizzazioni ripetute.<\/p>\n<p>Sono diverse le storie di Giusti che scelgono di raccontare: storie di chi ha rischiato la propria vita durante genocidi per salvare vite umane, storie di chi si \u00e8 battuto per la verit\u00e0 durante dittature e guerre, ma anche di chi, ancora pi\u00f9 visionario, ha previsto sfide poi diventate contemporanee e urgenti, come la necessit\u00e0 di prendersi cura delle persone tanto quanto dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Sono diversi perfino gli attori che decidono di abbracciare l\u2019idea universale di un Giardino dei Giusti dell\u2019Umanit\u00e0: societ\u00e0 civile, centri culturali, scuole, universit\u00e0, amministrazioni pubbliche.<\/p>\n<p>E sono diversi, inevitabilmente, anche l\u2019impatto emotivo e lo sguardo con cui ciascuna comunit\u00e0 interpreta il passato, la Storia e anche l\u2019attualit\u00e0. Eppure, proprio dentro questa pluralit\u00e0, esiste un punto fermo che unisce tutti:\u00a0<strong>la convinzione che l\u2019<\/strong><strong>U<\/strong><strong>manit\u00e0 sia il valore universale da cui partire\u00a0<\/strong><strong>e da preservare, partendo dagli esempi di chi lo ha fatto.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019anniversario del 6 marzo supera i formalismi e diventa un\u2019occasione preziosa per riflettere e osservare il mondo attraverso la finestra interpretativa che ciascun Giardino ogni anno ci regala.<\/p>\n<p>A\u00a0<strong>Marsiglia<\/strong>, il Giardino nasce dalla collaborazione con il Centre Fleg, con l\u2019obiettivo chiaro di trasmettere la\u00a0<em>memoria del bene\u00a0<\/em>come strumento educativo \u201c<strong>piantando coraggio<\/strong>\u201d, come ha ricordato lo scorso 6 marzo la direttrice del centro, Evelyne Sitruk. Non \u00e8 solo uno spazio simbolico, ma coinvolge l\u2019intero tessuto sociale della citt\u00e0, avendo l\u2019obiettivo principale di prevenire discriminazioni raccontando le storie dell\u2019Altro, e rivendicando una memoria universale dell\u2019essere umano, capace di unire storie diverse in un\u2019unica narrazione etica. Si parte dall\u2019eredit\u00e0 culturale dell\u2019omonimo scrittore e drammaturgo alle storie legate al Genocidio armeno, alla Shoah e al Genocidio dei Tutsi in Rwanda (<em><a href=\"https:\/\/it.gariwo.net\/giardini\/giardino-di-marsiglia\/il-giardino-del-bene-universale-piantare-la-memoria-del-coraggio-29745.html\">leggi qui il discorso di\u00a0Evelyne Sitruk<\/a><\/em>).<\/p>\n<p>Anche a\u00a0<strong>Varsavia<\/strong>, nel cuore di uno dei luoghi pi\u00f9 simbolici della memoria europea, il Giardino dei Giusti continua a rinnovare il suo significato. In occasione della Giornata dei Giusti 2026 sono stati annunciati nuovi nomi \u2014 tra cui Khosrow Alikordi, Dimitar Peshev e Frozan Safi \u2014 figure che, in contesti diversi, hanno difeso la dignit\u00e0 umana e la libert\u00e0 . In un luogo segnato dalla distruzione del ghetto, la scelta di nuovi Giusti non \u00e8 solo commemorazione, ma un atto di continuit\u00e0 morale: un modo per ricordare che, anche nella Storia pi\u00f9 tragica, esiste sempre la possibilit\u00e0 di scegliere il bene.<\/p>\n<p>Questa tensione tra memoria, responsabilit\u00e0 e fiducia nell\u2019essere umano e nel futuro emerge con particolare forza anche dall\u2019esperienza del\u00a0<strong>Giardino di Neve Shalom \u2013 Wahat al-Salam<\/strong>, dove la convivenza tra arabi palestinesi ed ebrei israeliani non \u00e8 un\u2019idea astratta, ma una pratica quotidiana. In una recente lettera, scritta nel pieno di un nuovo ciclo di violenza, la comunit\u00e0 del villaggio ha ricordato con lucidit\u00e0 che sono sempre i civili innocenti a pagare il prezzo della guerra, ribadendo al tempo stesso una convinzione radicale:\u00a0<strong>\u201cla costruzione della pace \u00e8 l\u2019unica via possibile per l\u2019umanit\u00e0\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Nonostante la paura, i rifugi, le sirene, la loro scelta resta quella di continuare a educare alla pace, a lavorare per il dialogo, a costruire relazioni<\/strong>. Qui il Giardino dei Giusti non \u00e8 solo memoria, ma resistenza morale quotidiana: la decisione di non cedere alla logica dell\u2019odio. \u00c8 forse una delle espressioni pi\u00f9 profonde di ci\u00f2 che unisce la rete Gariwo: la capacit\u00e0 di restare fedeli a un\u2019idea di umanit\u00e0 anche quando la realt\u00e0 sembra negarla. Come scriveva\u00a0<strong>Viktor Frankl<\/strong>, \u201call\u2019uomo si pu\u00f2 togliere tutto, tranne una cosa: l\u2019ultima delle libert\u00e0 umane, quella di scegliere il proprio atteggiamento in qualsiasi insieme di circostanze\u201d.\u00a0<strong>\u00c8 questa libert\u00e0 interiore che i Giusti incarnano e che i Giardini custodiscono<\/strong>.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte del mondo, invece, in\u00a0<strong>Argentina<\/strong>, il Giardino di Mar del Plata si radica nella memoria della dittatura e nella forza delle<em>\u00a0Madres<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Abuelas<\/em>\u00a0de Plaza de Mayo: qui la ricerca della verit\u00e0 diventa una pratica collettiva, una forma di giustizia che restituisce dignit\u00e0 alla verit\u00e0 e alle sofferenze di intere famiglie. Tutto questo si traduce innanzitutto con le pratiche educative di racconto e lezioni all\u2019aperto in collaborazione con l\u2019Universidad Nacional, che offre strumenti per aumentare la consapevolezza di giovani cittadini (<em><a href=\"https:\/\/it.gariwo.net\/magazine\/editoriali\/il-dramma-argentino-a-cinquantanni-dal-colpo-di-stato-29869.html\">leggi qui la riflessione di Pedro Becchi<\/a><\/em>).<\/p>\n<p>A\u00a0<strong>Kamonyi, in Rwanda<\/strong>, il Giardino gestito dall\u2019organizzazione SEVOTA rappresenta qualcosa di ancora pi\u00f9 profondo: un vero e proprio\u00a0<em>ponte tra memoria e\u00a0<\/em><em>futuro<\/em>, uno spazio concreto e sicuro di riconciliazione che nasce dal lavoro di chi, come Godelieve Mukasarasi, dopo il genocidio, ha scelto di investire tempo e risorse emotive per ricostruire una comunit\u00e0 lacerata, partendo dai legami pi\u00f9 complessi: quelli tra vittime e carnefici, andando oltre il perdono e diventando un esempio e un caso di studio nel mondo (<em><a href=\"https:\/\/it.gariwo.net\/giardini\/giardino-di-kamonyi\/kamonyi-celebra-la-memoria-e-la-pace-nel-giardino-dei-giusti-29631.html\">qui tutte le fotografie<\/a><\/em>).<\/p>\n<p>Questa dimensione concreta e partecipativa della democrazia emerge con forza anche da esperienze come quella del\u00a0<strong>Giardino dei Giusti in Albania<\/strong>. A Tirana, all\u2019interno dell\u2019universit\u00e0, la scelta del nuovo Giusto per il 2026 \u00e8 avvenuta attraverso un processo di votazione condivisa, che ha coinvolto studenti e comunit\u00e0 accademica in un momento di confronto e responsabilit\u00e0 collettiva . Non si tratta solo di individuare una figura da commemorare, ma di esercitare una pratica democratica reale: discutere, scegliere, assumersi la responsabilit\u00e0 di una decisione comune. In questo senso, il Giardino diventa un luogo in cui la memoria si intreccia con la formazione civica, offrendo alle nuove generazioni uno spazio in cui sperimentare concretamente cosa significhi partecipare (<em><a href=\"https:\/\/it.gariwo.net\/giardini\/votato-il-nuovo-giusto-per-il-2026-al-giardino-dei-giusti-in-albania-29466.html\">maggiori informazioni qui<\/a><\/em>).<\/p>\n<p>E infine si aggiunger\u00e0 nel nuovo anno anche\u00a0<strong>Salonicco<\/strong>, dove \u00e8 stato approvato un nuovo Giardino dei Giusti, il progetto assume un significato fortemente simbolico: creare uno spazio educativo e memoriale in una citt\u00e0 segnata dalla quasi totale distruzione della comunit\u00e0 ebraica durante la Shoah. Il Giardino nasce per restituire voce alla memoria e trasformarla in uno strumento educativo rivolto soprattutto ai pi\u00f9 giovani, per poter collegare passato e presente.<\/p>\n<p>Storie lontane, sensibilit\u00e0 differenti e un dialogo costante tra passato e presente.<\/p>\n<p>I Giardini dei Giusti sono spazi vivi, in cui si riconosce che ogni essere umano, anche nelle condizioni pi\u00f9 estreme, conserva una possibilit\u00e0 di scelta. \u00c8 questa idea, centrale nel pensiero di Gabriele Nissim e della Fondazione, che tiene insieme la rete internazionale:\u00a0<strong>la fiducia nella responsabilit\u00e0 individuale come fondamento della convivenza<\/strong>. E allo stesso tempo, i Giardini ci ricordano ci\u00f2 che\u00a0<strong>Hannah Arendt<\/strong>\u00a0ha insegnato: la responsabilit\u00e0 di pensare e di non rinunciare al proprio giudizio. se il male pu\u00f2 diventare banale quando smettiamo di interrogarci, i Giusti rappresentano l\u2019opposto: la scelta consapevole di restare umani.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 ha ancora senso creare Giardini?<\/strong><\/p>\n<p>Le istituzioni democratiche si trovano oggi ad affrontare una serie di sfide complesse e spesso contraddittorie: il progressivo calo della partecipazione elettorale, l\u2019aumento delle disuguaglianze sociali e l\u2019esclusione della cittadinanza dai reali processi decisionali. Al contempo, come osserva Nadia Urbinati, prende piede \u00abl\u2019illusione di una presenza continua del cittadino nel processo decisionale\u00bb, senza tuttavia garantire un reale accesso al potere e soprattutto al cambiamento.<\/p>\n<p>Questa tensione tra partecipazione e rappresentanza non \u00e8 nuova: gi\u00e0\u00a0<strong>Hannah Arendt<\/strong>, in\u00a0<em>On Revolution<\/em>, sottolineava come la libert\u00e0 politica non si esaurisca nell\u2019espressione della volont\u00e0, ma richieda spazi condivisi di azione e confronto, dove i cittadini possano esercitare realmente il loro ruolo e riconoscere il conflitto come elemento costitutivo della democrazia e la risoluzione pacifica del conflitto attraverso il dialogo\u00a0mettendo in guardia contro le derive di una partecipazione solo apparente, incapace di tradursi in un autentico confronto politico. In quest\u2019ottica i Giardini potrebbero quindi ritagliarsi sempre pi\u00f9, nelle proprie comunit\u00e0, un ruolo sociale e politico di democrazia sostanziale, rappresentando platealmente la pluralit\u00e0, nonostante le contraddizioni e difficolt\u00e0 concettuali che ne possono emergere.<\/p>\n<p>I Giardini, quindi, nonostante tutto risultano un unicum, pur nelle differenze, perch\u00e9 partono da una stessa domanda, ogni volta reinterpretata in base all\u2019attualit\u00e0\u00a0<strong><em>che cosa significa essere umani oggi?\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>E anche perch\u00e9 h<\/em><\/strong><strong>anno un obiettivo comune: essere un monito costante per proteggere chi proteggere e tentare di salvare, almeno la memoria, di chi ha salvato\u00a0<\/strong><strong>a sua volta<\/strong><strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Il sentimento di Umanit\u00e0, negli spazi dei Giardini, non \u00e8 una parola astratta, ma non \u00e8 nemmeno un obiettivo programmatico. \u00c8 una tensione, una direzione, forse anche una conquista mai definitiva.\u00a0\u00c8 insieme un punto di partenza e un orizzonte verso cui tendere. Ed \u00e8 proprio questa tensione che rende la rete dei Giardini dei Giusti uno spazio unico: un luogo in cui la memoria diventa responsabilit\u00e0, la responsabilit\u00e0 diventa azione, e l\u2019azione costruisce, giorno dopo giorno, una democrazia pi\u00f9 consapevole e pi\u00f9 umana.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"blocco extraArticolo\">\n<p class=\"\"><em><a href=\"https:\/\/it.gariwo.net\/magazine\/autori\/benedetta-macripo-25861.html\">Benedetta Macrip\u00f2<\/a>, Responsabile Gariwo Network<\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Cosa hanno davvero in comune i Giardini dei Giusti di Gariwo? 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