GIORNO DELLA MEMORIA 27 gennaio 2026 – Per non dimenticare tutte le altre vittime del sistema nazista

Ricordare la Shoah significa guardare in faccia l’abisso.
Ma significa anche riconoscere che quello stesso abisso ha inghiottito molte altre vite, cancellate da un sistema fondato sull’odio, sulla classificazione delle persone, sulla negazione della dignità umana.

Accanto al popolo ebraico furono perseguitati e uccisi Rom e Sinti, vittime di un genocidio a lungo dimenticato; persone marchiate con parole dispregiative, private del nome prima ancora della vita. Furono colpiti i Testimoni di Geova, incarcerati e assassinati per la loro fedeltà alla coscienza e il rifiuto di piegarsi al potere.

Furono perseguitati omosessuali, bisessuali e uomini accusati di omosessualità, ridotti a colpa vivente; furono eliminate persone con disabilità, considerate “vite indegne di essere vissute”. Furono colpite le persone nere presenti in Germania, vittime di un razzismo sistematico che negava l’appartenenza stessa all’umanità.

Furono deportate le persone ai margini della società, etichettate come “asociali” o “criminali di professione”, colpevoli solo di non conformarsi. Furono incarcerati, torturati e giustiziati civili accusati di disobbedienza, resistenza o attività partigiane; furono annientati oppositori politici e dissidenti, perché pensare liberamente era già una colpa.

Furono vittime di repressioni brutali i polacchi; furono lasciati morire di fame, stenti e violenze i prigionieri di guerra sovietici, trattati come vite sacrificabili.

Ricordare queste vittime non significa aggiungere un elenco al dolore.
Significa comprendere che il genocidio non nasce all’improvviso, ma cresce quando l’odio diventa norma, quando l’indifferenza prende il posto della responsabilità, quando l’altro viene ridotto a categoria.

Come Centro culturale intitolato a Giorgio Ambrosoli, sentiamo il dovere di una memoria che non esclude e non dimentica. Una memoria che non separa i dolori, ma li riconosce, perché ogni vita negata interroga la nostra coscienza.

La memoria è un impegno quotidiano.
È vigilanza. È scelta. È responsabilità.

Con questo spirito, il Centro culturale Giorgio Ambrosoli rinnova il proprio impegno a custodire una memoria rigorosa e inclusiva, capace di educare al rispetto, alla dignità della persona e alla responsabilità individuale, affinché ciò che è stato non diventi mai normalità.

Giuseppina Sposato
Presidente del Centro culturale Giorgio Ambrosoli

 

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